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Collezionare lune e inferni

Il Collezionista di Lune- Mario Baldarella

Salve XXXXX
Ho lasciato decantare la sua email per qualche giorno. Le confesso che la mia prima reazione a caldo è stata quella di lasciar perdere, di non risponderle affatto, di lasciar cadere tutto nell’oblio, ma la nostra corrispondenza è stata sempre improntata su un dialogo aperto e cortese quindi sono qui a risponderle.
No, non credo in un suo disinteresse verso il mio testo ma piuttosto intravedo da parte sua una sorta di marcia indietro. Continua a leggere

Tips For Artists

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Visti i lunghissimi intermezzi che da tempo separano un post dall’altro è chiaro che la mia fiducia e/o il mio interesse per la rete va ormai scemando. Purtroppo l’opportunità che essa potesse rappresentare un luogo di scambio onesto è sempre più vanificata. Vige invece la corsa alla costruzione di monumentali ego e non importa se per conquistare il proprio piedistallo si debba ricorrere all’adulazione o all’epiteto o allo scherno, o peggio ancora alla disonestà. È più semplice, si sa.
Eppure continuo a stupirmi della frequenza di certe “pratiche” , continuo a stupirmi e dispiacermi ed incazzarmi, e senza intraprendere pericolosi discorsi sui diritti d’autore, plagi etc, in cui chi ha torto finisce sempre col cadere in piedi, dico solo  che ciò che continua ad accadere (ancora una volta ne è vittima il poeta Francesco Marotta) è indegno, è totale mancanza di rispetto del lavoro altrui, mancanza ancora più deplorevole se questo lavoro ha le uniche radice nell’amore verso la poesia.
Indignarsi? che tale perdita di tempo! non serve, vero? Su, torniamo a scrivere le “poesie”, a capo chino.

da Mai dire Mai: Scrivi all’autore

scrivi all'autore

a m.a.
caro marco, ti ho cercato
per rimediare ad un incontro che
non è mai stato
ti ho cercato ma è stato invano
scrivi all’autore però è scritto
e allora io prendo carta e penna e
faccio come in quella poesia
ti tocco come fece il vino
dentro la tua bocca, ti tocco
io viva e tu morto, ti tocco
con questa eternità spicciola
che a volte tesse la parola
lo sai , caro marco, che qui tutto è cambiato
eppure tutto é rimasto lo stesso:
sul lungomare le palme sono crollate
ad una ad una divorate , vinte
come lo siamo noi
che come allora ci facciamo l’un con l’altro muro
ora ci basta compiacerci fino a creparci
sostituendoci alla furia degli insetti,
noi però restiamo in piedi, come pupazzi,
e convinti di averla avuta vinta sul vento e sul tempo Continua a leggere

Un poeta leggerà una poesia per te

cafè cafè cafè- m.cimini

Non ho mai ben compreso gli intenti dei cosiddetti tq, non completamente, e non so se abbiano inciso un segno o se quelle intenzioni siano poi naufragate del tutto, ma anche senza voler entrare nel merito delle polemiche che hanno accompagnato il movimento fin dal suo nascere non posso negare categoricamente che chiunque scriva non abbia dovuto, negli ultimi tempi, confrontarsi, nel bene e nel male, con questa “generazione entrante”.

Il movimento, infatti, se ha il merito di aver dato una accelerazione al solito lunghissimo iter di sdoganamento delle nuove voci in ambito letterario ha anche creato come una sorta di aura intorno alle stesse investendole di una capacità interpretativa della realtà e di una connessione con la stessa come se fossero le uniche possibili. Alle giovani voci si é attribuito una contemporaneità i cui canoni però sono sembrati a volte definirsi ancor prima del suo compiersi, come se la realtà potesse presentarsi conseguente alla teoria. Ciò, come c’era d’aspettarsi, ha generato non poche “turbolenze” fra i sostenitori della generazione entrante , quella uscente e inevitabilmente anche fra coloro che a torto o a ragione non erano stati considerati appartenenti né all’una né all’altra categoria.
Ma quello dei TQ almeno ha rappresentato un tentativo, forse con troppe risposte premature e poca attenzione alle domande.

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Ma poi come è andata a finire con “Gates”?

Gate

Era Marzo del 2012, e “Gates” lo avevamo lasciato pressappoco qui. Nell’  Aprile successivo ebbi modo di partecipare ad un workshop di scrittura con Giulio Mozzi. In quella occasione a fine di una delle giornate di lavoro, e davanti ad un bicchiere di vino,  Giulio trovò tempo per parlare  con me di “Gates”. In realtà la nostra conversazione si mantenne su un piano generico: io gli parlai delle mie esperienze con i pochi editori da me contattati, lui mi ribadì  ciò che mi aveva già accennato via e-mail e cioè che per quanto belli quei testi difficilmente avrebbero potuto trovare una veste editoriale, ma si poteva tentare, magari cercando  qualche soluzione –lavoraci un po’ e poi mi spedisci il tutto, magari  potremmo poi incontraci a Milano per discuterne. Continua a leggere

da 52 Parole Poetiche: Foglia

John_Register

[…]Oh! lift me as a wave, a leaf, a cloud! I fall upon the thorns of life! I bleed![…]

Percy Bysshe Shelley – da “Ode to the West Wind”

C’era la foglia. L’ultima. Come un segnale, come un ammonimento, come una bandiera, come un’indicazione, come un richiamo, come un avvertimento, come un vessillo, come un appello, come una traccia, come un segno, come un monito, come un simbolo, come un annuncio, come un presagio, come una minaccia, come una voce. L’ultima. Poi si staccò. Nel nulla dell’aria tracciò un volo leggero e scomposto, un attimo dopo si era già unita al silenzio della terra. Cosa era?

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Azzurro e Rosa

Jeanne Hébuterne- di Amedeo ModiglianiAmedeo-Modigliani-Leopold-Zborowski-4-Oil-Painting

I ritratti di Jeanne Hébuterne e Leopold Zborowski sapranno cogliervi di sorpresa. È una promessa. Due piccole tele che irradiano un tempo incalcolabile in cui irrimediabilmente  vi sentirete proiettati al vostro ingresso e che vi accompagnerà lungo tutto il percorso.

Ho visitato la mostra dedicata a “Modigliani, Soutine e gli artisti maledetti” pochi giorni dopo il  suo inizio, la mostra è attualmente ancora in corso a Milano a Palazzo Reale. L’ho visitata nei modi e nei tempi a me più congeniali, da sola e libera di perdermi in quel tempo. Ne sono uscita dopo alcune ore e con la stessa nostalgia degli addii, strappandomene a fatica.

Oggi pigramente, sempre più negli ultimi tempi, ho fatto una breve incursione nei pochi blog che visito, ormai di tanto in tanto, e nel Il Primo Amore ho letto questo articolo. Bello.

da Mai dire Mai: I cercatori d’oro

1958 Milton Avery -  Green Sea

il giorno dopo la tempesta il mare cede al verde opale
e sulla riva si vedono i cercatori d’oro due tre
gli occhi bassi uno a seguire distante l’altro
l’uno attento ad arraffare quello che all’altro forse è sfuggito
un cerchietto d’oro storto una medaglietta malridotta il mozzone di una catena
la saggezza del mare restituisce tutto ciò che al mare è superfluo
e a noi che restiamo a guardare l’illusione
che quello che abbiamo perduto
non è mai perduto davvero, è solo passato in altre mani

La Dimora del Tempo Sospeso: A.M.O. di Paolo Rou

anna-maria-ortese

Paolo Rou. Chi è costui? Eppure chissà quante volte negli anni passati lo avrete apprezzato nei suoi concisi commenti, avrete intrapreso con lui lunghe discussioni, e chissà quanti avranno colto con piacere le convergenze, quanti avranno rimuginato sulle divergenze.
Con questo testo presentato nella Dimora di Francesco Marotta, come Pessoa, sceglie di dar voce ad un suo eteronimo, Paolo Rou, svelando una scrittura teneramente malinconica e viva come può esserlo un amore impossibile, e come tale ne porta con sé il tratto febbrile e appassionato, celando se stesso ma non il suo amore  verso una scrittrice che sembra portare scritto già nel suo acronimo l’amore per quella Napoli dolorosa e misera, che mai abbandonò nel cuore, nonostante i trucchi e i belletti dei suoi intellettuali. A.M.O.
Più che un testo è una dichiarazione di un sogno sognato che spero, leggendolo, possa diventare anche il vostro.

Ferdinandea o Graham Island o Île Julia

ferdinandea

Ferdinandea o Graham Island o Île Julia come si affrettarono a chiamarla rispettivamente italiani, inglesi e francesi, è una piccolissima isola formatasi all’indomani di un’eruzione sottomarina del grande vulcano sito al largo della costa sud-occidentale della Sicilia. La formazione della minuscola isola avvenne nell’estate del 1831 in un tratto di mare convenientemente strategico sia dal punto di vista militare che mercantile, e le vicende legate alla disputa delle principali potenze dell’epoca, ognuna delle quali si affrettò a reclamarne la sovranità, rendono la sua storia tragicomica, un bel tiro mancino con cui la natura si prese gioco dell’avidità  di potere e della burocrazia.
Ferdinandea o Graham Island o Île Julia infatti, a causa dell’estrema friabilità della roccia di cui era costituita, iniziò a sgretolarsi per inabissarsi completamente dopo appena un anno. Sto pensando spesso in questi giorni a Ferdinandea o Graham Island o Île Julia.